Note critiche a cura di Luca Berta

 

VENEZIA ASTRATTA

Provate a immaginare una persona che vive in un continente lontano, ma che abbia visto tutte le riproduzioni fotografiche immaginabili di Venezia. Libri, cinema, giornali, internet, qualche cartolina, documentari di viaggio, reportage giornalistici in tv.

Si sa, Venezia è la città che genera più immagini fotografiche al mondo, metro quadro per metro quadro. Ora immaginate che un giorno questa persona venga effettivamente a visitare Venezia. Credete che la percezione diretta della città coinciderà con ciò che aveva già visto per mezzo delle riproduzioni, o piuttosto aggiungerà qualcosa alla sua esperienza? Se privilegiate quest'ultima ipotesi, allora siete sulla giusta strada per comprendere la pittura di Luciano Menegazzi.

Menegazzi è un artista veneziano, per nascita e per passione. Ma la devozione che egli tributa alla Città di Venezia e alla sua storia non si esprime in una pratica pittorica fondata sulla mimesi. Menegazzi non rappresenta Venezia, non vuole riprodurne l'aspetto sulla tela. Può accadere che, in alcune opere, siano riconoscibili porzioni di edifici (le cupole della Basilica), o dettagli architettonici (un giro di palchi della Fenice). Questi frammenti di immagine, però, sono catturati in un campo di forze grafico e cromatico che li trascende. Menegazzi dipinge una Venezia necessariamente astratta, perchè comprende che una rappresentazione in più, applicata a Venezia, non potrà mai fare la differenza. E invece proprio questo egli intende mostrarci in pittura: la differenza di Venezia.

Menegazzi usa sciabolate di luce e combinazioni cromatiche apparentemente caotiche per farci cogliere la bellezza di Venezia al netto della sua immagine stereotipata. I caratteristici filamenti bianchi che pervadono le sue composizioni sembrano tracciare i movimenti saccadici che l'occhio di quel visitatore immaginario compie, ammirando per la prima volta il fulgore della città e del suo paesaggio. E' come se per Menegazzi ogni dettaglio della bellezza di Venezia, del suo dispiegarsi nello spazio (le calli, i balconi, le sagome dei campanili) e nel tempo (il tempo lineare della storia, il tempo ciclico delle stagioni) potesse esplodere in qualsiasi momento, svincolando i colori dagli spazi ordinati che occupano (un muro rosso, la laguna verde, i raggi del sole) per sfrenarli in un vortice centrifugo.

Prima di lui, altri pittori veneziani hanno scelto "l'opzione astratta" nel loro rapportarsi alla città. Giuseppe Santomaso, ad esempio, o Emilio Vedova. Menegazzi non ha adottato le campiture e le sgretolazioni tonali di Santomaso, ne il segno brutale e architettonico di Vedova, ma ha trovato una strada personale che conduce la sua astrazione ad abbracciare in modo innovativo anche la profonditò storica della citt (come nelle sue tele sulla battaglia di Lepanto o sull'episodio dell'interdetto Veneziano).

Le nuove opere di grande formato esposte in questa mostra marcano un vertice di maturità del suo percorso, orientato alla quanto mai necessaria ricerca di un nuovo sguardo su Venezia e sulla bellezza. Ora guardate le sue opere e poi, ritrovando gli scorci della città una volta uscita dalla magnificenza barocca di Palazzo Flangini, osservate la luce radente sui masegni del campo, o il cielo sopra il Canal Grande.
Se vi riveleranno una tonalità più vivida diversa dal solito, allora Luciano Menegazzi avràò compiuto la sua missione d'artista.

Note critiche a cura di Bruno Rosada

 

Luciano Menegazzi è un pittore completo, maturo, pienamente consapevole che un'opera di pittura, esattamente come un testo letterario (e lui, anche, scrive delle prose molto intense, ricche di sensibilità), non si può ridurre a pura e semplice forma, a quello che la scuola francese, molto scimmiottata anche in Italia, chiamata le signfflant, vale a dire l'epidermide dell'opera, ma che anche i contenuti hanno una loro importanza.

Questa mostra ha un soggetto molto suggestivo, Venezia, e però anche molto pericoloso perchè le sue suggestioni possono essere troppo facili, e talvolta false per gli abusi di convenzionalità ai quali l'immagine della città è soggetta. Lo è sempre stata, anche in passato, ma oggi il turismo eccessivo ne ha stravolto, oltre che le condizioni di vita, anche l'immagine virtuale.

Luciano Menegazzi, si preoccupa allora di scavare nel contenuto dei suoi quadri, di individuare, al di là della raffigurazione, la quarta dimensione, cioè la storia del soggetto rappresentato, sia esso un palazzo uno scorcio o un personaggio, e allora l'organizzazione pittorica del quadro, l'assetto cromatico, la disposizione degli spazi, la dinamicità delle forme, la luminosità delle figure, assumono un ruolo particolare e il significante assume un significato concreto e reale.

II contenuto rivela allora anche effetti e stati d'animo particolari: il tenero rimpianto per una città che lo ha visto adolescente e che ora appare irriconoscibile, e una sorta di sereno orgoglio di quel passato glorioso che ha lasciato memoria di sé sulle pietre. E si verifica una sorta di presa diretta tra gli stati d'animo e le manifestazioni pittoriche, dove si rivela tutta la competenza dell'artista, che a questo punto fa i conti con una problematica specifica delle arti visive, incentrata sulla eredità che ci ha lasciato il Novecento: il rapporto, anzi il contrasto, nella pittura tra figurativo e non figurativo.

Menegazzi lo media facilmente, prima di tutto operando simultaneamente a livello cromatico ed a livello compositivo. In questo modo egli acquisisce la composizione come ipotesi di lavoro sulla quale il libero gioco dei colori opera un adeguato ridimensionamento, e trasmette allo spettatore le emozioni e gli stati d'animo che sono raccolti dagli aspetti più squisitamente pittorici dell'opera. Poi non esclude (anzi li utilizza spesso) allusioni e riferimenti a volte di sapore simbolistico altre volte di un gusto che richiama remote esperienze futuriste.

Un'ultima cosa va detta, anche se alla fine è una cosa che passa in secondo ordine rispetto alla solida carica culturale contenuta in questi quadri: che sono anche belli da vedere, gradevoli e piacevoli.Adeguati insomma all'ideale estetico dei nostri giorni. II che non guasta.

Note critiche a cura di Gabriella Niero

 

LUCIANO MENEGAZZI - L'anima di una città... l'impulso del colore

Intense accensioni di colore, dinamiche armonie gestuali, riflessi sull'acqua di un mito senza tempo: Venezia.

Un incontro magico, il pittore e la sua città. Tutto si muove: la luce scorre sulle superfici, le sfumature iridate dell'atmosfera, il fluire del giorno che passa, il ritmo altalenante della laguna. Nasce una dialettica fra il tempo del racconto e il polso che freme. Notiamo i dolci rintocchi fra il cielo e l'acqua, il fragore delle onde solcate dalle barche e illuminate dai bagliori aurorali.

Si sviluppa in questo modo, vivido e coinvolgente, il recente percorso pittorico di Luciano Menegazzi interprete appassionato delle proprie origini, di racconti e sensazioni date dall'evocazione lirica di luoghi e simboli di una realtà trasfigurata dai rimandi indelebili del ricordo. Affiorano personaggi del passato, il viaggiatore Marco Polo, il mercenario Bartolomeo Colleoni, la figura emblematica di Carlo Goldoni, vera voce di una città delirante nel fasto del declino. Presenze di un'umanità avvolta dal mito della bellezza ma anche dall'implacabile destino che trascina ogni angolo verso la malinconia.

Luciano Menegazzi dipinge questo momento ricco di implicazioni sentimentali con suggestioni fuggenti che rivivono nei colori forti, accesi, volutamente materici. Nel gesto sinuoso e ricco di fremiti riconosciamo Venezia e la sua laguna, le tradizioni mai dimenticate, i riflessi magici tra cielo ed acqua. II temperamento espressionista si coglie nei tanti temi conosciuti ed amati: il Canal Grande, piazza San Marco e la sua basilica, il Palazzo Ducale, icone straordinarie sospese su una foresta sommersa.

II pittore è li schietto e libero dalle convenzioni stereotipate per farci vivere ancora la suggestione dell'incanto, la visione sensibile di un sogno a occhi aperti il quale segue un concetto emozionale della realtà, aderisce cioè a una declinazione "fauve" che si adagia sulle vibrazioni umorali del tema... Ogni quadro è la pagina di un diario personale che si arricchisce di momenti sentimentali. I temi assumono di volta in volta i contorni di un'immagine che, nella mente del pittore, appare sempre chiara ed indelebile nel respiro di una città di cui Luciano Menegazzi serba gli umori, esaltandone l'anima trionfante e nel contempo la decadenza.

II tempo trascorre inesorabile, i sudditi fedeli abbandonano la regina che in lontananza sussurra un dolce adagio, veni etiam... torna ancora.

Articolo su Arte.Go a cura di Francesca Brandes

 

Luciano Menegazzi: "Percorsi veneziani" - CLICCA QUI per leggere l'articolo.

Alcune delle opere di Luciano Menegazzi